Quella che vi racconto oggi è una bella storia. Sembra una favola ma non lo è.

La storia di oggi parla di un industriale, dei suoi dipendenti e dei loro stipendi.

L’industriale è Enzo Rossi che, dopo aver sentito ovunque che con lo stipendio da operaio una famiglia non riesce a vivere, ha deciso per un mese di far finta di essere un operaio. Enzo Rossi per un mese ha fatto finta di avere “solo” 2000 euro come budget per portare avanti la famiglia: 1000 euro dal suo stipendio, 1000 da quello della moglie. L’industriale ha due figlie, un mutuo, delle spese fisse o rate personali, da pagare.

“Casualmente” l’imprenditore si è reso conto che per vivere in condizioni decenti, con due figlie e un mutuo, 2000 euro non bastano.

Il 20 del mese era già senza soldi.

Come risultato di questa prova, ha deciso di alzare di 200 euro netti lo stipendio dei suoi dipendenti.

Una prova di lungimiranza, umiltà e coscienza senza eguali.

Senza colpire chi non c’entra direttamente, consiglierei a qualsiasi imprenditore di fare la stessa prova.

Le conclusioni che le traggano da soli.

Sottolineo il fatto che molte famiglie non riescono a portare a casa 2000 euro, ma molto meno.

Fatevi i conti.

Non ci credete?

Enzo Rossi si è trasformato in Robin Hood, ha tolto ai ricchi per dare ai poveri.

[tags]stipendi,economia,Enzo Rossi,lungimiranza[/tags]

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economia, notizie, stranezze
L'autore: Vinz lo ha scritto il 22 ottobre 2007 alle 09:03 |
17
ottobre
2007
A letto senza cena!

Quante volte da bambino mi è stata rivolta questa minaccia per un motivo o per un altro…

Leggendo la notizia della Giornata Mondiale della fame nel Mondo, mi sono immaginato una scena in cui il genitore lancia il classico grido :” A letto senza cena!” ed il figlio che risponde: “Sai che novità!”

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Politica, economia, notizie
L'autore: Vinz lo ha scritto il 17 ottobre 2007 alle 08:46 |

In Italia, grazie ad un referendum nel 1987 (pochi mesi dopo il disastro di Chernobyl), si è detto no al nucleare in tre modi:

  1. No alla costruzione di centrali nucleari in Italia
  2. No alla partecipazione dell’Enel a impianti nucleari dislocati all’estero
  3. No ai contributi per incentivare le centrali nucleari

Tutto bene quindi? Certamente no!

Senza contare il fatto che l’Italia è circondata da Paesi europei che utilizzano il nucleare, l’Italia è anche piena di scorie nucleari prodotte durante gli anni in cui le centrali nucleari erano in funzione nel nostro territorio. I rifiuti di origine nucleare sono estremamente pericolosi per la salute del nostro pianeta e degli esseri viventi che lo popolano, inoltre se non trattati, mantengono la loro pericolosità per decine e decine di anni. Fatto ancor più grave è che a livello mondiale una soluzione definitiva per il problema delle scorie nucleari non ancora viene trovata difatti i centri di raccolta per tale tipo di rifiuti sono tutti temporanei. Un vecchio articolo de “La Stampa” viene ripreso da Indymedia che ripropone anche la mappa del nucleare in Italia. Tale articolo è datato (Novembre 2003), ma rimane comunque recente visto che nei mesi scorsi è stato stretto un accordo tra Italia e Francia per il trasporto di parte delle nostre scorie nucleari in Francia dove verranno trattate e rispediteci, il tutto alla modica cifra di 250 milioni di euro. Quest’operazione riguarda 235 tonnellate di combustibile nucleare situati in tre centrali, ma tutte le altre? Il rischio rimane comunque alto anche perché i rifiuti trattati in Francia ritorneranno nel nostro territorio e dovranno comunque essere messi in sicurezza.

Come abbiamo visto, a parte alcune “fiamme di passione” da parte di alcuni nostri esponenti politici, il primo punto del referendum è stato rispettato. Quanto ai restanti due punti, c’è da preoccuparsi. Da un lato l’Enel acquisisce il controllo azionario di una società slovacca e dei suoi impianti nucleari (in nome dell’energia pulita e finanziata da noi cittadini con le detrazioni sulle bollette), dall’altra il Governo italiano si impegna nella ricerca nucleare con la partecipazione a progetti di studio internazionali: ambedue le scelte in barba alla decisione presa dal popolo italiano con il referendum.

Il futuro è tetro, ci sono diverse modalità per produrre energia attraverso le fonti rinnovabili, ma nessuna azione viene attuata un po’ per una mentalità vecchia che cerca soluzioni con risorse datate, un po’, fatto ancor più grave, per l’opposizione di chi volendo tutelare il patrimonio naturale attraverso il “bel paesaggio”, si oppone alla costruzione di centrali eoliche e un po’ perché pare che non c’è proprio la voglia di trovare una soluzione.

Nella speranza che in futuro vengano prese decisioni migliori delle attuali, vi invito a visitare questi siti per informarci meglio sulla questione delle scorie nucleari in Italia e sul nucleare in generale:

Zona nucleare , Progetto Humus e il disastro di Chernobyl, Articolo di Greenpeace sul nucleare dell’Enel, Articolo di Greenreport sul ritorno al nucleare, Archivio Nucleare

[tags]Nucleare,energia,ambiente,referendum,fonti rinnovabili,scorie,inquinamento[/tags]

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Informazione, Politica, ecologia, economia
L'autore: Vinz lo ha scritto il 12 ottobre 2007 alle 17:36 |

Vendere acqua in bottiglia è un grande business, soprattutto in Italia, che, con 172 litri procapite all’anno, detiene il record mondiale di consumo di acqua minerale, e dove le multinazionali pagano cifre irrisorie agli enti pubblici per lo sfruttamento delle sorgenti.
Ma l’acqua minerale non è migliore dell’acqua potabile, costa solo molto di più. Altroconsumo ha condotto analisi su 49 marche di acqua e le ha paragonate a ciò che esce dai rubinetti di casa: è risultato che quella dell’acquedotto spesso è migliore di quella imbottigliata, perché è più controllata. In una marca di acqua, il laboratorio ha perfino trovato tracce di solventi.
Non solo: da quando la plastica ha quasi destituito il vetro, la produzione di acqua minerale comporta, in Italia, 200.000 tonnellate di bottiglie in circolazione.

L’esperta di Altroconsumo intervistata nel video è la dottoressa Claudia Chiozzotto, specialista di acqua e ambiente.

Visita il sito: www.arcoiris.tv

Visita il sito: www.altroconsumo.it

Visualizza il filmato in streaming:

  

  

Scarica il filmato:

[tags]Arcoiris,Altroconsumo,acqua,acqua minerale,studi clinici,filmati[/tags]

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Informazione, economia, movimenti civici, notizie
L'autore: Vinz lo ha scritto il 27 settembre 2007 alle 11:40 |

Da Wikipedia alla voce Azione Collettiva:

L’azione rappresentativa è il modo migliore con cui i semplici cittadini possano essere tutelati e risarciti dai torti delle grandi aziende e delle multinazionali, in quanto la relativa sentenza favorevole avrà poi effetto o potrá essere fatta valere da tutti i soggetti che si trovino nell’identica situazione dell’attore.

La Class Action è il metodo più forte con il quale i cittadini possono combattere lo strapotere delle multinazionali in caso di soprusi e cattivi comportamenti. Negli USA è l’incubo delle grandi aziende. In Italia la Class Action non è contemplata, pertanto un gruppo di consumatori o cittadini che hanno subito il medesimo danno, non possono riunirsi per chiedere il risarcimento alla stessa azienda. Se ciò fosse stato possibile, magari i risparmiatori truffati dalla Parmalat o dalla Cirio sarebbero stati risarciti ed i colpevoli sarebbero stati rovinati, com’è giusto che sia.

Invece in Italia non è ancora possibile. Perchè? Per ragioni politiche ed economiche che tendono ad aiutare chi commette i soprusi e non chi viene colpito da essi. In Italia sta nascendo la normativa per la Class Action, ma appunto, all’italiana. Cioè?

In pratica non potranno i singoli cittadini prender parte ad una Class Action, ma dovranno farlo attraverso un’associazione dei consumatori accreditata, inoltre in caso di vittoria il risarcimento non è automatico, ma ogni cittadino-consumatore dovrà intentare un’altra causa per ottenere il risarcimento. Questi sono due grandi filtri per il regolare corso di una causa collettiva, che le tolgono gran parte della forza che altrimenti avrebbe avuto.  Per saperne di più leggete questo comunicato stampa dell’ADUC e la petizione ad esso collegata.

Ma ce lo spiega molto meglio Luigi Leone, segretario della Federazione Autonoma Lavoratori Banca D’Italia in una video intervista.

Per vedere l’intervista Luigi Leone in streaming grazie ad Arcoiris.tv:

 

Per scaricare il filmato:

Altri filmati sulla Class Action di Arcoiris.tv

[tags]Luigi Leone,Class Action,Aduc,interviste[/tags]

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Informazione, Politica, economia, movimenti civici, petizione
L'autore: Vinz lo ha scritto il 25 settembre 2007 alle 15:52 |