Signor Dottore….
«Ai dottori italiani piace sentirsi Dio, cosa che non crea affatto le premesse per un rapporto proficuo coi pazienti». L’Health Consumer Powerhouse, istituto indipendente di analisi e informazione con sede a Bruxelles, boccia i nostri ospedali e i medici che vi lavorano, retrocedendoli dall’11° al 18° posto della sua classifica annuale dell’assistenza sanitaria in Europa. Arne Björnberg, direttore del progetto, accusa senza giri di parole un settore che ritiene «dominato da baroni in camice bianco» e che, a suo avviso, «manda i pazienti dagli specialisti “amici” senza offrire tutte le possibili alternative di cura e terapia».
L’Hcp segnala che «Spagna e Italia offrono una buona assistenza», anche se la «vera eccellenza» la riscontrano «solo quanti possono permettersi di rivolgersi a strutture private».
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… tutto bene con sua moglie?
Le pillole anti impotenza piacciono agli urologi: l’81 per cento dichiara di averne fatto uso.
I risultato è stata un’autentica sorpresa: l’81 per cento del campione di circa 200 urologi, età media 46 anni, ha risposto sì alla domanda se avesse mai utilizzato farmaci anti impotenza.
Incredibilmente, ha ammesso di averli provati anche il 7 per cento degli urologi donne. Molti sono diventati, per così, dire, consumatori abituali: il 28 per cento del campione li utilizza regolarmente da 3 mesi, l’11 per cento da 6 mesi, il 33 per cento da un anno e il 28 per cento è ormai habitué, facendone uso da più di due anni.
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Che il sistema sanitario italiano fosse un mezzo (solo?) colabrodo si sapeva… ma circa l’uso del viagra da parte degli urologi due sono le cose:
- Qualcosa effettivamente non ”funziona” come dovrebbe
- Una maggiore predisposizione da parte dei medici nei confronti di un dato farmaco, induce il possibile paziente non convinto ad assumere lui stesso il farmaco in questione… qualche accordo in ballo?
Nell’articolo di Repubblica già citato qui sopra si parla anche dell’altissima percentuale, tutta italiana, circa il tumore alla vescica. L’articolo accenna solamente il fatto:
L’Italia - dice Giovanni Muto, presidente dell’associazione Auro. it - è al primo posto nel mondo per l’incidenza e la mortalità del tumore della vescica. Il dato è dell’Organizzazione mondiale della Sanità”.
Il cancro alla vescica è correlato all’esposizione da sostanze tossiche come la storia della Ipca di Ciriè ha dimostrato. Gli urologi ospedalieri da Firenze chiederanno ai ministri della Ricerca e della Salute di finanziare una ricerca per capire perché questa patologia, che colpisce 31 italiani ogni 100 mila, sia più presente e mortale nel nostro Paese.
Sperando che nei prossimi giorni il tema venga approfondito, per il momento dobbiamo accontentarci di queste poche righe nella speranza di non par parte di quei 31 italiani su 100.000 (si, mi sto toccando anch’io) .
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